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Buongiorno HONOR FANS, come promesso nella precedente introduzione iniziamo con un verso lasciato nei commenti da uno di voi, ovvero:
"L’amor che move il sole e l’altre stelle". Da dove viene questa frase e qual è il suo significato? Scopriamolo insieme.
Intanto possiamo intercettare questa citazione all’interno dell’opera di Dante Alighieri: si tratta nello specifico dell’ultimo verso del Paradiso e dunque della Divina Commedia. Dunque la ritroviamo nel canto XXXIII, al verso 145, in conclusione dell’opera più importante del Sommo Poeta, considerata la maggiore opera della letteratura italiana e uno dei capolavori indiscussi della letteratura mondiale.
Come anche in chiusura dell’Inferno e del Purgatorio, ritroviamo le stelle anche nell’ultimo verso del Paradiso.
Questo verso fa parte della seguente terzina:
"ma già volgeva il mio disio e ‘l velle
sì come rota ch’igualmente è mossa
l’amor che move il sole e l’altre stelle".
Dante è giunto al termine del suo viaggio, accompagnato da Beatrice. Dopo aver attraversato Inferno e Purgatorio, il Paradiso si rivela essere un luogo luminoso, pacifico in cui l’amore illumina ogni cosa. Il poeta si trova ora nell’Empireo: è qui che si trova Dio nella sua essenza, insieme agli angeli e ai beati.
Impossibile comprendere la Volontà Divina e il disegno dell’Altissimo, che pure il poeta ha occasione di vedere, al culmine del suo viaggio. Ma tutto ciò che è divino, per definizione non è umano, e l’anima di Dante trova beatitudine e armonia nella perfezione divina, rinunciando alla comprensione di qualcosa ben oltre i limiti della sua ragione. L'autore è consapevole che l’Amore, motore di tutte le cose, sta ormai muovendo anche il suo desiderio e la sua volontà. Si tratta di un’esperienza di totale comunione, di immedesimazione totale con la Verità, con la Bellezza, con la consapevolezza che Dio è amore e l’amore è la chiave di tutto il mistero della vita e dell’universo. Il poeta è parte anch’esso del tutto, come i pianeti e le stelle del cielo, come la luce del sole e come le meraviglie tutte del creato.
Ma voglio aggiungere.. un altro verso che parla anzi racconta di un amore nella Divina Commedia:
"Amor, ch'a nullo amato amar perdona" è il verso 103 del canto V nell'Inferno.
Il verso fa parte della seconda di tre terzine dall'andamento anaforico:
"Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
ch'a nullo amato amar perdona
Amor condusse noi ad una morte".
La terzina completa è invece così costituita:
"Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
come vedi, ancor non m'abbandona".
Inoltre il verso centrale racchiude tre volte la parola "Amore", donando così all'anafora una struttura simmetrica che ne rafforza l'enfasi.
La storia di Paolo e Francesca racconta di un fatto realmente accaduto nel Castello di Gradara, anzi addirittura un fatto storico, legato alla storia politica d'Italia del XIII secolo. Il tragico amore di Francesca da Rimini e di Paolo Malatesta hanno ispirato, da Dante in poi, numerosi artisti che hanno composto lavori teatrali, letterari e opere d'arte, tanto da diventare, in epoca romantica, la coppia simbolo della passione irrefrenabile, che non conosce limiti e non può essere controllata dalla ragione.
VI LASCIO CON UNA CARRELLATA DI OPERE CHE RAPPRESENTANO QUEST'AMORE, VOI NON DIMENTICATE DI LASCIARE NEI COMMENTI CON SPUNTI, FRASI, CITAZIONI, STORIE E OPERE D'AMORE DA LASCIARVI RACCONTARE DALL'ARTE.





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Buongiorno HONOR FANS, come promesso nella precedente introduzione iniziamo con un verso lasciato nei commenti da uno di voi, ovvero:
"L’amor che move il sole e l’altre stelle". Da dove viene questa frase e qual è il suo significato? Scopriamolo insieme.
Intanto possiamo intercettare questa citazione all’interno dell’opera di Dante Alighieri: si tratta nello specifico dell’ultimo verso del Paradiso e dunque della Divina Commedia. Dunque la ritroviamo nel canto XXXIII, al verso 145, in conclusione dell’opera più importante del Sommo Poeta, considerata la maggiore opera della letteratura italiana e uno dei capolavori indiscussi della letteratura mondiale.
Come anche in chiusura dell’Inferno e del Purgatorio, ritroviamo le stelle anche nell’ultimo verso del Paradiso.
Questo verso fa parte della seguente terzina:
"ma già volgeva il mio disio e ‘l velle
sì come rota ch’igualmente è mossa
l’amor che move il sole e l’altre stelle".
Dante è giunto al termine del suo viaggio, accompagnato da Beatrice. Dopo aver attraversato Inferno e Purgatorio, il Paradiso si rivela essere un luogo luminoso, pacifico in cui l’amore illumina ogni cosa. Il poeta si trova ora nell’Empireo: è qui che si trova Dio nella sua essenza, insieme agli angeli e ai beati.
Impossibile comprendere la Volontà Divina e il disegno dell’Altissimo, che pure il poeta ha occasione di vedere, al culmine del suo viaggio. Ma tutto ciò che è divino, per definizione non è umano, e l’anima di Dante trova beatitudine e armonia nella perfezione divina, rinunciando alla comprensione di qualcosa ben oltre i limiti della sua ragione. L'autore è consapevole che l’Amore, motore di tutte le cose, sta ormai muovendo anche il suo desiderio e la sua volontà. Si tratta di un’esperienza di totale comunione, di immedesimazione totale con la Verità, con la Bellezza, con la consapevolezza che Dio è amore e l’amore è la chiave di tutto il mistero della vita e dell’universo. Il poeta è parte anch’esso del tutto, come i pianeti e le stelle del cielo, come la luce del sole e come le meraviglie tutte del creato.
Ma voglio aggiungere.. un altro verso che parla anzi racconta di un amore nella Divina Commedia:
"Amor, ch'a nullo amato amar perdona" è il verso 103 del canto V nell'Inferno.
Il verso fa parte della seconda di tre terzine dall'andamento anaforico:
"Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
ch'a nullo amato amar perdona
Amor condusse noi ad una morte".
La terzina completa è invece così costituita:
"Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
come vedi, ancor non m'abbandona".
Inoltre il verso centrale racchiude tre volte la parola "Amore", donando così all'anafora una struttura simmetrica che ne rafforza l'enfasi.
La storia di Paolo e Francesca racconta di un fatto realmente accaduto nel Castello di Gradara, anzi addirittura un fatto storico, legato alla storia politica d'Italia del XIII secolo. Il tragico amore di Francesca da Rimini e di Paolo Malatesta hanno ispirato, da Dante in poi, numerosi artisti che hanno composto lavori teatrali, letterari e opere d'arte, tanto da diventare, in epoca romantica, la coppia simbolo della passione irrefrenabile, che non conosce limiti e non può essere controllata dalla ragione.
VI LASCIO CON UNA CARRELLATA DI OPERE CHE RAPPRESENTANO QUEST'AMORE, VOI NON DIMENTICATE DI LASCIARE NEI COMMENTI CON SPUNTI, FRASI, CITAZIONI, STORIE E OPERE D'AMORE DA LASCIARVI RACCONTARE DALL'ARTE.
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