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Il nuovo HONOR Magic 4 implementa, tra le tante viste, una funziona che, attualmente, hanno solo i top di categoria: il lettore di impronte ad ultrasuoni. Vediamo di che si tratta.

Brevi cenni storici
Ogni anno gli smartphone evolvono in qualcosa, diventando sempre più avanzati tecnologicamente non solo per quanto riguarda le nuove funzioni ma anche per ciò che riguarda la sicurezza.
Da quando nel 2013 uscì l’iPhone 5S con il suo lettore di impronte digitali, la maggior parte dei produttori di smartphone si impegnarono a portare nei loro dispositivi la stessa tecnologia, che permetteva solo a chi aveva registrato la propria impronta digitale di accedere al dispositivo.
Niente più pin o password quindi, ma bastava posizionare il dito sopra il sensore per poter sbloccare il telefono.

I principali tipi di Sensore per il rilevamento delle impronte digitali
Capacitivi
Ottici
Ad ultrasuoni

I sensori capacitivi
I sensori capacitivi sono quelli più comuni perché i più datati e quindi collaudati.
Praticamente tutti i sensori di impronte digitali non integrati nello schermo sono capacitivi. Il nome è dovuto al modo in cui è realizzato, usano la corrente elettrica per leggere un’impronta digitale usando una serie di condensatori (detti anche capacitori) estremamente piccoli, ognuno dei quali ha una carica elettrica molto piccola.
Pensa al sensore costituito dai quadrati (condensatori) su una scacchiera, solo su un livello minuscolo in cui ogni condensatore è più piccolo della larghezza di una cresta delle impronte digitali.
Ogni condensatore include due piastre conduttrici che vengono in contatto quando una cresta dell’impronta viene a contatto con il sensore. Il collegamento delle due piastre modifica la quantità di carica che ha quel particolare condensatore. E ovunque ci sia una valle nell’impronta, la carica in quel condensatore specifico rimane invariata.
Questo sistema permette di creare una mappa dell’impronta in base a quali condensatori hanno una specifica quantità di carica e quali no. Il touchscreen dei display funziona in modo simile, ma i sensori funzionano su un livello molto più dettagliato.

I sensori ottici
Con questa soluzione, il dispositivo guadagna in estetica in quanto rimane più “clean”, ma anche l’attivazione dello sblocco ci guadagna in quanto la pressione del sensore essendo sullo schermo è più facile da raggiungere.
I sensori ottici sono molto più semplici da comprendere perché utilizzano un metodo più semplice per registrare le impronte del proprietario dello smartphone: scattano foto delle impronte digitali.
Il sensore illumina con una piccola luce a LED l’impronta digitale, quindi una fotocamera scatta una rapida istantanea catturando le aree chiare e scure che denotano rispettivamente le creste e le valli dell’impronta.
I sensori ottici sono meno sicuri di quelli capacitivi (basta una foto per ingannarli) possono essere integrati sotto il display di uno smartphone, consentendo di realizzare smartphone a tutto schermo.
Ma ci sono anche altri svantaggi, ad esempio una superficie tattile graffiata o un dito sporco può causare il mancato riconoscimento dell’impronta.

I sensori ad ultrasuoni
Gli ultrasuoni sono onde sonore ad altissima frequenza in grado di penetrare nello strato epidermico della pelle che mostra lo stesso modello caratteristico dell’impronta digitale (solchi e creste). Le misure dell’onda sonora riflessa possono essere utilizzate per formare un’immagine dell’impronta, quelle che tornano prima rappresentano le creste, le altre i solchi, è una sorta di ecografia dell’impronta digitale.
Il sensore può rilevare stress meccanici per calcolare l’intensità dell’impulso di ritorno a ultrasuoni in diversi punti dello scanner, generando alla fine una riproduzione 3D altamente dettagliata dell’impronta digitale scansionata.

Qualcomm che produce scanner per impronte digitali del tipo ad ultrasuoni. Noto come Sense ID, questo tipo di scanner supporta gli smartphone dotati di processori Snapdragon 855. La configurazione di Qualcomm è inoltre progettata per supportare i protocolli FIDO (Fast Identity Online), che possono essere utilizzati per l’autenticazione online senza dover usare una password. FIDO lo fa senza trasferire alcuna delle informazioni riservate sulle impronte digitali al cloud o attraverso reti che potrebbero essere compromesse.
A detta di Qualcomm, c’è una latenza di 250 millisecondi per poter sbloccare il dispositivo.
Un'altra importante implementazione per i dispositivi mobili e quindi
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Il nuovo HONOR Magic 4 implementa, tra le tante viste, una funziona che, attualmente, hanno solo i top di categoria: il lettore di impronte ad ultrasuoni. Vediamo di che si tratta.
Brevi cenni storici
Ogni anno gli smartphone evolvono in qualcosa, diventando sempre più avanzati tecnologicamente non solo per quanto riguarda le nuove funzioni ma anche per ciò che riguarda la sicurezza.
Da quando nel 2013 uscì l’iPhone 5S con il suo lettore di impronte digitali, la maggior parte dei produttori di smartphone si impegnarono a portare nei loro dispositivi la stessa tecnologia, che permetteva solo a chi aveva registrato la propria impronta digitale di accedere al dispositivo.
Niente più pin o password quindi, ma bastava posizionare il dito sopra il sensore per poter sbloccare il telefono.
I principali tipi di Sensore per il rilevamento delle impronte digitali
Capacitivi
Ottici
Ad ultrasuoni
I sensori capacitivi
I sensori capacitivi sono quelli più comuni perché i più datati e quindi collaudati.
Praticamente tutti i sensori di impronte digitali non integrati nello schermo sono capacitivi. Il nome è dovuto al modo in cui è realizzato, usano la corrente elettrica per leggere un’impronta digitale usando una serie di condensatori (detti anche capacitori) estremamente piccoli, ognuno dei quali ha una carica elettrica molto piccola.
Pensa al sensore costituito dai quadrati (condensatori) su una scacchiera, solo su un livello minuscolo in cui ogni condensatore è più piccolo della larghezza di una cresta delle impronte digitali.
Ogni condensatore include due piastre conduttrici che vengono in contatto quando una cresta dell’impronta viene a contatto con il sensore. Il collegamento delle due piastre modifica la quantità di carica che ha quel particolare condensatore. E ovunque ci sia una valle nell’impronta, la carica in quel condensatore specifico rimane invariata.
Questo sistema permette di creare una mappa dell’impronta in base a quali condensatori hanno una specifica quantità di carica e quali no. Il touchscreen dei display funziona in modo simile, ma i sensori funzionano su un livello molto più dettagliato.
I sensori ottici
Con questa soluzione, il dispositivo guadagna in estetica in quanto rimane più “clean”, ma anche l’attivazione dello sblocco ci guadagna in quanto la pressione del sensore essendo sullo schermo è più facile da raggiungere.
I sensori ottici sono molto più semplici da comprendere perché utilizzano un metodo più semplice per registrare le impronte del proprietario dello smartphone: scattano foto delle impronte digitali.
Il sensore illumina con una piccola luce a LED l’impronta digitale, quindi una fotocamera scatta una rapida istantanea catturando le aree chiare e scure che denotano rispettivamente le creste e le valli dell’impronta.
I sensori ottici sono meno sicuri di quelli capacitivi (basta una foto per ingannarli) possono essere integrati sotto il display di uno smartphone, consentendo di realizzare smartphone a tutto schermo.
Ma ci sono anche altri svantaggi, ad esempio una superficie tattile graffiata o un dito sporco può causare il mancato riconoscimento dell’impronta.
I sensori ad ultrasuoni
Gli ultrasuoni sono onde sonore ad altissima frequenza in grado di penetrare nello strato epidermico della pelle che mostra lo stesso modello caratteristico dell’impronta digitale (solchi e creste). Le misure dell’onda sonora riflessa possono essere utilizzate per formare un’immagine dell’impronta, quelle che tornano prima rappresentano le creste, le altre i solchi, è una sorta di ecografia dell’impronta digitale.
Il sensore può rilevare stress meccanici per calcolare l’intensità dell’impulso di ritorno a ultrasuoni in diversi punti dello scanner, generando alla fine una riproduzione 3D altamente dettagliata dell’impronta digitale scansionata.
Qualcomm che produce scanner per impronte digitali del tipo ad ultrasuoni. Noto come Sense ID, questo tipo di scanner supporta gli smartphone dotati di processori Snapdragon 855. La configurazione di Qualcomm è inoltre progettata per supportare i protocolli FIDO (Fast Identity Online), che possono essere utilizzati per l’autenticazione online senza dover usare una password. FIDO lo fa senza trasferire alcuna delle informazioni riservate sulle impronte digitali al cloud o attraverso reti che potrebbero essere compromesse.
A detta di Qualcomm, c’è una latenza di 250 millisecondi per poter sbloccare il dispositivo.
Un'altra importante implementazione per i dispositivi mobili e quindi
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