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Uno dei Rioni più caratteristici di Roma è sicuramente il Ghetto Ebraico, tristemente noto per le inerrarrabili vicende storiche di metà secolo ’900.
HONOR Magic V2 mi ha chiesto di andare a dargli un'occhiata!


Rispetto agli altri vicoli del centro città, qui l’atmosfera è calma e rilassata, si respira Storia da ogni singolo mattone anche perché viene considerato uno dei rioni più antichi.


Situato a pochi metri da Piazza Venezia, è meta di molti turisti attratti anche dai piatti squisiti che si possono degustare. Un mix di cucina giudaico-romanesca dai sapori decisi ma decisamente “libidinosi”; tra gli altri carciofi alla giudia, la crostata con marmellata di visciole fresche e ricotta, i filetti di baccalà e il tortino di aliciotti e indivia. Tappa obbligata la Pasticceria Boccione per gli amanti dei dolci come me, dove il palato è deliziato con delle torte, leggermente e volutamente portate avanti con la cottura da provare assolutamente.




Inizialmente erano previste nel ghetto due porte che venivano chiuse al tramonto e riaperte all'alba. Il numero degli accessi, aumentando l'estensione e la popolazione, fu successivamente ampliato a tre, a cinque e poi ad otto.
Il Portico d’Ottavia ( ex mercato del pesce) all’alba ed al tramonto ci dona un paesaggio senza tempo!!!



Unico cenno storico che mi sembra doveroso ricordare sono le pietre d’inciampo; alcuni sampietrini in ottone incisi con dei nomi, opera dell’artista tedesco Gunter Demnig. Attraverso una grande ricerca d’archivio Demnig, partendo da Colonia nel 1995, ha posto queste pietre di fronte alle abitazioni degli ebrei deportati, una per ogni vittima, a voler simbolicamente restituire lo spazio domestico e la dignità ad ogni cittadino.





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Inizialmente erano previste nel ghetto due porte che venivano chiuse al tramonto e riaperte all'alba. Il numero degli accessi, aumentando l'estensione e la popolazione, fu successivamente ampliato a tre, a cinque e poi ad otto.
Il Portico d’Ottavia ( ex mercato del pesce) all’alba ed al tramonto ci dona un paesaggio senza tempo!!!
Unico cenno storico che mi sembra doveroso ricordare sono le pietre d’inciampo; alcuni sampietrini in ottone incisi con dei nomi, opera dell’artista tedesco Gunter Demnig. Attraverso una grande ricerca d’archivio Demnig, partendo da Colonia nel 1995, ha posto queste pietre di fronte alle abitazioni degli ebrei deportati, una per ogni vittima, a voler simbolicamente restituire lo spazio domestico e la dignità ad ogni cittadino.